Il centro storico

Ciò che caratterizza il centro storico e che lo determina in un certo modo è la presenza di quattro edifici chiave, già accennati precedentemente e che racchiudono il centro storico stesso : il palazzo feudatario di Luigi Ricciulli a nord , il palazzo di Stefano Ricciulli a sud (oggi sede del Municipio) , la Chiesa della Madonna del Carmine a SSE e la Cappella di San Pasquale a ovest.
Ripercorrendo il centro storico attraverso questi punti chiave, ne potremo leggere la sua caratteristica e le domande che ci pone osservandolo bene.
Partendo da Via Silana si può salire per via Fontana e proseguire fino a salita Timparello per poi uscire su Corso Umberto.
Dopodiché si può continuare l’itinerario per Via XX settembre e, attraverso via Salita Castello arrivare in via Presidi.
Ciò che caratterizza questo percorso è un agglomerato di case addossate le une alle altre come a sostenersi tra loro.
Da quanto si è dedotto dallo studio del centro storico attraverso fonti non documentate, ma su notizie di persone anziane del luogo, e attraverso l’osservazione diretta dello stato di conservazione degli edifici, quelli presenti nel primo tratto dovrebbero essere di data posteriore rispetto agli altri ; da ciò si desume che il paese si è sviluppato da monte a valle e da ovest a est.
L’inizio del percorso parte dunque dalla Cappella di San Pasquale, sul cui portale c’è un’epigrafe marmorea, che ci conferma che si tratta del monumento più recente del paese dopo quello dei Caduti in guerra.
Su questa epigrafe è scritto: “Pascalis Cardamone Pietas Mandavit Filii Obsequentes Praestiterunt A.D.--MDCCCXCVII”. Proseguendo per salita Timparello, si cominciano a notare le piccole stradine che si addentrano per le case incollate le une con le altre.
Le cosiddette “vinelle” (vicoli) di cemento, larghe al massimo due-tre metri, sono le uniche vie di comunicazione nel nucleo storico, assieme alla miriade di scale che collegano la parte bassa del centro storico (780 m) con quella più alta (830 m).
Scendendo le scale di Salita Timparello, la visuale, che fino ad ora era rimasta chiusa tra le strette “vinelle”, si apre verso la piazza che contiene il grande palazzo di Stefano Ricciulli (1730).
Proseguendo per Corso Umberto ci si rende conto che è la strada principale del centro storico, non più cementata, ma pavimentata con le cosiddette “cuticchie”, che nella loro disposizione formano dei semicerchi che si rincorrono l’uno con l’altro.
La prima parte di Corso Umberto porta davanti alla Chiesa della Madonna del Carmine che risale ai primi anni del 1700.
Su questa ultima parte di Corso Umberto sorge un altro importante edificio che è stato più di dieci anni fa sede del Municipio ; attualmente restaurato, apparteneva un tempo alla famiglia Bruni che ricorda uno degli scienziati di fama internazionale, Bruni Carmelo, che fu il primo chirurgo a praticare il trapianto di reni in una struttura ospedaliera del Mezzogiorno a Napoli.
Adesso il palazzo è diventato sede della biblioteca comunale dove si possono consultare anche i libri di Carmine Aurilio, “Parenti: scienza e tradizione” e di Celestino Pascuzzo, “Parenti: il labirinto della memoria”, dai quali sono state tratte anche alcune di queste informazioni.
In questa sede c’è anche una sala multimediale e il museo delle “Arti e tradizioni contadine” di Parenti, certamente da visitare
.

Sempre su questo corso principale si possono osservare gli edifici rigorosamente uniti tra loro, di uno, due piani massimo e si nota anche che il principale materiale di costruzione non è il cemento o il mattone, ma la pietra. Lasciando, però, da parte la storia del paese e le piccole curiosità che nascono da questi studi, e proseguendo per Via XX Settembre, ci si addentra nuovamente per le piccole stradine ed in quella che è la struttura urbanistica che caratterizza il centro storico.
La strada taglia in due il centro, da ovest a est , mostrando un perfetto allineamento di case, sempre più rigorosamente unite tra loro.
In questo tratto si notano delle case ormai abbandonate da anni, con tetti crollati: in particolare una è diventata famosa sede di mistero per i bambini della zona e chiamata da loro “la casa sciollata” (la casa andata in rovina).
Il percorso si conclude, andando a ripercorrere di nuovo Corso Umberto, ma questa volta in discesa !
Dopo questo itinerario è inevitabile pensare che l’edilizia esistente è in parte abbandonata, e questo purtroppo non succede solo nel centro storico: secondo il censimento del 20/10/91, infatti, su 915 abitazioni ben 242 risultavano non occupate su tutto il territorio comunale.
In questo modo le vecchie abitazioni, una volta abbandonate, deperiscono fino ad autodistruggersi.
Riportare, quindi, nel centro storico la funzione abitativa rappresenta un primo passo per una riqualificazione del centro, riducendo il degrado e l’abbandono dell’edilizia minore, in genere più colpita.
Mentre per gli edifici con carattere storico - artistico di proprietà pubblica si è proceduto ad un’opera di restauro (Palazzo Bruni, Palazzo S. Ricciulli, Chiesa Santa Maria del Carmine), per il resto dell’edilizia minore si riterrebbe opportuno un intervento diretto delle autorità in modo da incentivare, almeno in una prima fase, il restauro ed il recupero delle abitazioni private.
Si evince anche in modo netto che nel centro storico di Parenti, a parte questi edifici ben restaurati, si passa da un eccesso all’altro : da una parte infatti ci sono edifici che non hanno subito per anni interventi di manutenzione, determinando la rovina dell’immobile ; dall’altra invece ci sono gli interventi di rifunzionalizzazione, che non tengono affatto conto del ruolo di testimonianza storica che ha il manufatto, alterandone l’aspetto, in modo da interferire in modo scorretto sul recupero e sull’edilizia esistente, applicando questo nuovo modo di restaurare un po’ bizzarro del “ fai da te” ! ! !
È per questo che per “riportare a nuovo” il cuore edilizio della storia Parentese è previsto un progetto di £ 900.000.000 che vedrà al più presto la pavimentazione di tutte le “vinelle” del centro stesso, potenziando anche l’arredo urbano, per ridare vita ad un centro storico moribondo di poco più di due secoli d’età.

 

Testo tratto da "Parenti: L'Anfiteatro dei Monti" di Adriano Guarascio

 

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